Sprechi.

14 agosto 2010


L’Italia è il Paese degli sprechi.
Quante volte lo sentiamo dire. Sembra un’affermazione banale, ma ci fermiamo mai davvero a riflettere su quanto questa falla incida sul benessere nazionale?

Lo spunto per il discorso ci perviene da un servizio minore del TG3 regionale, in cui l’inviata, a giro per Firenze, chiedeva conto ai negozianti di come andassero le cose quest’estate. A un certo punto, sotto un nubifragio di dimensioni spaventose, si avvicina al gestore di una bancarella di una Piazza S.Lorenzo ovviamente deserta:

“Salve, come va stamani?”
“Male”
“Ah. E come mai?”

La sequenza finiva qui, ma a noi piace immaginare che le abbia risposto, serenamente: “Perché mi ha appena interrotto mentre mi stavo accingendo ad inserire peli di cazzo negli allegati dei maggiori quotidiani. Ecco qua, ne vuole qualcuno?”

E qui torniamo al discorso iniziale.
Cioè, sì, l’elenco degli sprechi è infinito, e gli acquedotti devastati, e i cantieri alla Maddalena per il G8, e la valanga di soldi pubblici sperperata per realizzare siti di stramerda e tutto il resto.
Ma consideriamo tutte le volte che un imbecille chiede a un genitore cui hanno ammazzato il figliolo come si sente; o quando un altro mentecatto chieda “cosa prova?” a chi, con moglie e quattro figlioli a carico, abbia perso il lavoro; o anche solo “cosa ci può dire?” ai vicini di casa di un omicida o della di lui vittima. Ma anche, banalizzando, quando un tapino, armato di telecamera, ferma qualcuno per strada per sottoporlo alla raffica di domande da TG2/StudioAperto, tipo: “Fa caldo?”; “E’ vero che in amore vince chi fugge?”; “Meglio le bionde o le more?” e in generale tutte le volte che un cane improvvisatosi giornalista fa domande la cui risposta è evidente e/o inutile.

Pensate ora a quante sequenze le regie dei vari TG sono quotidianamente costrette a tagliare per evitare di mandare in onda salve di vaffanculi, moccoli terrificanti, inviti a infilarsi il microfono in pertugi poco transitati in entrata, ruti al popone, aggressioni, scaracchi, offese alla madre e via dicendo.

Minuti, ore, che sommate fanno intere giornate di tempo, nastri, dischi, files buttati via.

Non sembra, ma anche questi son soldi.

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