Impedimenti legittimi

7 giugno 2011

Nonostante l’accanita opera di ostacolamento da parte del Governo e dei principali mezzi d’informazione (su invito del Governo); nonostante la decisione, sempre del Governo, di non accorpare la votazione con le amministrative per portare i coglioni dei cittadini sotto i malleoli; nonostante le domande siano formulate in un dialetto misconosciuto dell’antico cimmero per impedirne la comprensione; nonostante la formula abrogativa, utile solo a imbrogliare le carte e far votare il contrario ai superficialotti/disinformati/rincoglioniti/capre/Trota (una fetta decisamente cospicua, nel nostro Paesello); ebbene, nonostante ciò si sta creando una notevole comunità di persone decise ad andare a votare al referendum del 12 e 13 giugno.

Ora, perché sia anche solo preso in considerazione occorre che partecipi la metà più uno degli aventi diritto.

La domanda è: sai ganzo se partecipassero davvero solo la metà? Cioè, proprio la metà precisa precisa. Quell’uno che fino all’ultimo è rimasto indeciso e poi non è andato, quanto si sentirebbe stronzo?

E allora ci rivolgiamo a quell’uno.

Che magari, al contrario dei nostri governanti e dei loro fedelissimi ultrà lobotomizzati, è anche una persona in grado di esprimere dei concetti in autonomia e senza seguire logiche di interesse e chissà, per dire, anche contrario al nucleare, alla privatizzazione dell’acqua e al legittimo impedimento, ma non va a votare semplicemente perché non ha voglia. Sì, se si trattasse di mettere un “mi piace” su Facebook per sentirsi a posto con la coscienza, non ci sarebbero problemi. Ma alzare il culo dalla sedia, uscire di casa, incontrare delle persone vere e mettere una croce su una scheda, proprio no. Troppa fatica, vero?

Però poi, sempre con il culo piantato sulla poltrona, davanti alla tv, è sempre il primo a criticare Berlusconi e i suoi patetici lacchè o a lamentarsi della qualità e del prezzo di un qualche servizio privatizzato (vedi: autostrade al sig. Benetton) e delle catastrofi nucleari, oltre che dell’inquinamento e dello smaltimento dei rifiuti tossici.

Caro palle,

lo sappiamo che domenica, se è tempo buono, si sta meglio tutto il giorno al mare fino alle 22:01, che due minuti scarsi in un seggio polveroso con le cartine dell’Europa del 1976 alle pareti; lo sappiamo che a metà giugno in genere fa caldo, si suda come orsi e pare disdicevole presentarsi in pubblico gocciolanti, con la fronte imperlata, la V di Vultus 5 di acqua e sali in pieno torace e le paludi di Swamp Thing sotto le ascelle e fra le palle/infratopa; sappiamo anche che dopo un intero anno scolastico il bimbo è stanco e merita la giusta ricompensa in termini di svago per la promozione con due debiti soltanto (variante: se è stato respinto pare brutto infierire, tanto vale consolarlo con la gita fuori porta); così come sappiamo che lunedì si rientra al lavoro dalla mattina alla sera ininterrottamente, senza pausa pranzo. Sappiamo infine che non è certo il tuo voto che fa la differenza. Su cinquanta milioni di aventi diritto, sei solo una goccia in una piscina.

Se tuttavia il referendum non raggiungesse il quorum e un giorno tu ti lamentassi, per esempio, del fatto che la bolletta dell’acqua continua ad aumentare per di più in cambio di peggioramento della qualità dell’acqua stessa; o che il fatto che quel reattore nucleare è troppo vicino a casa tua e i capelli che trovi sul cuscino non sono quelli del ganzo che ha trombato la tu’ moglie la sera prima ma i tuoi, che cominciano a cadere per via della leucemia; o se tu trovassi vergognoso che una casta di oligarchi si immunizzino (grazie al voto di schiavi, puttane e servi pagati in favori e incarichi) da una marea di reati, anche gravi.

Ecco, ora, in tutta onestà (ma sii sincero con te stesso, eh?) se ti sentisse uno che a quel referendum c’è andato, non avrebbe ragione a spaccarti il culo?

Questo solo per dirti che noi a votare ci andiamo.

Poi, casomai, se ne riparla, eh?

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